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Il manifesto culturale

Il manifesto culturale

 

Il “manifesto culturale” di Fondazione Muvita è rappresentato dalla “Carta per la Terra e per l’Uomo”, un documento di principio sull’emergenza ecologica sottoscritto da oltre 100 scrittori e poeti nel luglio 2001 nel corso di un evento realizzato da Muvita ad Arenzano pochi giorni prima del G8 di Genova.

Firma della carta
Questo documento – che presenta ancora una straordinaria attualità e costituisce l’orizzonte culturale in cui si colloca l’attività di Fondazione Muvita – è sintetizzato in 12 “tesi”:

1. il rapporto con la terra comporta anche responsabilità e doveri;
2. la terra è così necessaria all’uomo come lo sono tutte le altre cose che egli apprezza per il loro valore intrinseco: l’arte, la filosofia, la musica, la poesia, la religione, la scienza, il teatro;
3. per abitare consapevolmente la terra occorre riconoscerne il valore di bene comune;
4. identificare e regolamentare i limiti delle applicazioni della tecnica è condizione necessaria per impedire che la terra sia trattata come un inerte sostrato di sfruttamento e manipolazione;
5. una parte significativa del senso della vita consiste nel fatto di trovare, esprimere e riconoscere la sua naturalità;
6. la rottura dell’equilibrio naturale non è un problema che riguarda solo la natura, ma l’uomo;
7. l’antropocentrismo, fenomeno che connota in profondità la civiltà occidentale degli ultimi secoli, è il responsabile principale della crisi ecologica;
8. la cancellazione dei tratti differenziali che distinguono un luogo da un altro non è un ineluttabile correlato dello sviluppo economico;
9. la manomissione della costituzione geografico-paesaggistica dei luoghi, e il conseguente degrado ecologico ed estetico, comporta la perdita, incommensurabile, dei valori simbolici ad essi inerenti;
10. puntare a una restaurazione di forme del passato o perseguire un ideale di armonia spontanea con la natura equivale a compiere un consolatorio salto fuori dal nostro orizzonte storico;
11. di fronte all’avanzamento del sincretismo planetario come dell’esasperazione delle logiche particolaristiche, nazionaliste, etniciste, è doveroso ritrovare e valorizzare le differenze e la logica del locale;
12. la salvaguardia dei propri tratti singolari, se è concepita nei termini di differenzialità e dialogo con l’altro conduce a un effettivo pluralismo, molto più dell’utopia universalistica e generalizzante su cui si è edificata la modernità.

Fra i primi firmatari della Carta figurano varie personalità di assoluto rilievo nel panorama della letteratura mondiale, in rappresentanza di trentotto nazioni. Fra i nomi di più vasta notorietà, oltre al nostro “maestro” Alvaro Mutis, i premi Nobel Seamus Heaney, Derek Walcott, Wole Soyinka, Gao Xingjian e John Maxwell Coetzee, vari premi Pulitzer (John Ashbery, Jorie Graham, Gary Snyder, Mark Strand, Charles Wright) e fra gli altri, solo per nominarne qualcuno, Adonis, il più grande poeta d’area araba, l’indiano Kunwar Narain, una delle voci più alte della lirica indiana, Yves Bonnefoy, unanimemente riconosciuto come il poeta più significativo di lingua francese, Mahmud Dar’wish, palestinese, più volte candidato al Nobel, Predrag Matvejevic, scrittore e intellettuale di riferimento in Europa, Bei Dao, il più grande poeta cinese vivente, i nostri Mario Luzi, Andrea Zanzotto, Roberto Mussapi, Giovanni Raboni, Eugenio De Signoribus, Franco Loi, Umberto Piersanti, Davide Rondoni.